La treccia bruna, e gli occhi neri, ma prima,
i tuoi scarponi scuri.

E la malizia sotto i denti tuoi,
dei chicchi ancor più scuri.

Ed il soggiorno chiaro dove noi,
soffocavamo forte.

E le paralisi, e lo schiocco dei tuoi sì, ah sì,
mi stai rasserenando.

Dove sarai cosa farai sempre?
Un omone, uomo stai zitto.

Cosa vuol dire mai stata un uomo,
e quali gambe ti han slegato, io lo so
per rimanere quel che eri,
m’importa poco ma tu lo scriverai,
magari.

E dimentichi il fuoco giallo e noi,
la legna, scura in cima,
che sapore hanno i denti tuoi,
se me lo dici ti rispondo.

O monte bianco, o monte bianco, o monte bià,
io sarò scuro e opaco proprio come te.

O monte bianco, o monte bianco, o monte bià,
io sarò scuro e opaco proprio come te.

Le auto sorvegliate in strada, ma prima,
noi due in piedi al sole.
Dell’erba in mano a nulla serve sai,
tutto diventa più triste.
E come sempre le parole tra noi,
e quel tuo soffio normale,
riprendi l’erba in bocca, ma prima…
oh sì, continua con la gamba.

Dove sarai cosa farai sempre?
Un omone, uomo stai zitto.

Cosa vuol dire mai stata un uomo,
conosco quella smorfia triste che non hai,
so tu chi eri, e sempre sarai.
Mi rassereni, meno male.

Ma dimentichi gli schizzetti e gli altri,
gli tsunami e le mie urla.

Cosa ci sarà sulla nostra testa,
l’acqua è fredda o calda?

O monte bianco, o monte bianco, o monte bià,
io sarò scuro e opaco proprio come te.

O monte bianco, o monte bianco, o monte bià,
io sarò scuro e opaco proprio come te.

Sì, sì, sì, sì, sì, sì (O monte bianco, o monte bianco, o monte bià),
Sì, sì, sì, sì, sì, sì (O monte bianco, o monte bianco, o monte bià),
Sì, sì, sì, sì (O monte bianco, o monte bianco, o monte bià),
Sì, (O monte bianco, o monte bianco, o monte bià).

La luna al suo tramonto è di corsa, ma prima,
l’ombra è ferma lontano da noi.
La luce e gli spiriti diurni,
sono tronchi e rami quasi morti,
sono i denti di un omone,
sempre svuotati del nulla.