Sono nato in un’epoca che in fondo non sono mai riuscito a capire. Un’epoca dominata dallo sviluppo incontrollato delle tecnologie, dono e strumento di un uomo sempre più demiurgo e meno umano, l’epoca delle sfide globali, delle tensioni multipolari, l’uomo sulla Luna, il Vietnam, Glasnost e l’Undici Settembre.

Ma se questi sono i bigliettini da visita, le notizie in primo piano, in pochi sanno di ciò che accadde sotto gli occhi ignari del mondo sotto la luce asettica dei laboratorî.

Laboratorî sparsi per le più illustri università delle due superpotenze dell’epoca e dei loro alleati e satelliti, laboratorî in cui affannati come le cavie su cui sperimentavano, scienziati del nuovo mondo globale si peritavano, spinti da un folle sogno palingenetico e di dominio, Wille zur Macht distillata, di creare l’Uomo Nuovo, Sapiente, Scriba e Soldato Perfetto. Chi era il vero topo in gabbia tra i due?

Ma la nuova scienza della manipolazione genetica progrediva imperterrita, mentre le luci dei riflettori poggiavano i loro fervidi fasci di fotoni sulle chiome incolte delle stelle del rock, noi nascemmo. Quasi in contemporanea, da Gottinga a Pasadena. Ibridi, senza identità, mezzuomini.

Ma non ci arrendemmo. Imparammo a comunicare, ottenemmo la fiducia dei nostri creatori e facemmo ciò che era necessario per trovare, almeno noi, un briciolo di umanità. Fuggire tutti su un’isola dimenticata da Dio e dal resto degli uomini e costruire lì la nostra normalità, il nostro mondo, dove essere meno topi e più uomini.

Il mio nome è Geronimo Stilton e questa è la mia storia.