Maggio 2012
Rivisto nel marzo 2015 e nell’agosto 2026
Meriggiare pallido e smorto,
fiacco lo spirito, il pensiero contorto.
Fissare lo sguardo su muri avvilenti,
mattoni nudi, intonaci assenti.
Intuire tra distese d’asfalto
lucertole torpide intontite dal caldo.
Stanno là immobili, verdognolo il manto,
l’occhio socchiuso, a farsi squagliar.
Guardare le piante dalla finestra:
ondeggiano poco, danza maldestra,
inutili ostacoli alla mia vista
poiché le sovrasta la città trista.
Ciondolando, smaltendo la veglia,
sentire lontano un bimbo che raglia
tace singulta farfuglia assomiglia
proprio alla vita di cui è figlio.